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Questo luogo nel 1786 apparteneva a una burattinaia il cui nome non è ancora stato identificato. La sua identità è emersa da un manoscritto di un signore di fama di nomeUmberto Biancamano, che di professione faceva anche lui il burattinaio noto come Gioanin dj' Osej (Giovannino degli uccelli). Pare che la burattinaia, dopo aver costruito burattini, fosse solita andare nella piazza di Monale e raccontare storie con due burattini e una baracca. La gente si divertiva ed applaudiva, le battute dei suoi burattini contenevano una sottile critica ai costumi ed alla politica del primo 1800. Confortata dal successo si mise in tournée, tenne spettacoli un po' ovunque e nel 1802 arrivò a Genova. Il pubblico sorrideva alle disavventure dei burattini, specialmente quando si tirava in ballo il tema del potere.


Un giorno, nel bel mezzo di uno spettacolo arrivò la polizia e la arrestò. I suoi burattini furono bruciati e con loro la baracca. L'accusa fu pesante: ingiuria nei confronti del doge. Qualche mese più tardi fu liberata ed espulsa dalla città. Prima di andarsene si fece intagliare nuovi burattini dal celebre scultore Pittaluga, e coi novelli personaggi tornò a Monale ed impiantò un teatrino nei pressi del castello.


Qui presentò  nuovi spettacoli  ma ben presto si scatenò il finimondo: le battute erano spassose, ma il reverendo dell’epoca, deputato a controllare le licenziosità del paese, le interpretò come gravi offese. La burattinaia fu nuovamente denunciata per lesa maestà. Al processo ripetè frasi incriminate: “Liberté egalité fraternité, ij fransèis a van an caròssa e noi a pe"! E poi ancora: “Viva la Fransa viva Napoleon, chiel a l'é rich, e noi ëstrasson”. ("Libertà eguaglianza fraternità, i francesi vanno in carrozza e noi a piedi". "Viva la Francia, viva Napoleone, lui è ricco e noi straccioni".)

Nel tribunale il pubblico divertito esplose in fragorose risate, ma non i giudici decisamente infuriati. Accusata di aver tramato contro lo Stato fu condannata a morte e rinchiusa nelle Torri Palatine di Torino ma pare che riuscì a fuggire e a ritornare a Monale. Il manoscritto termina con la notizia che ì suoi burattini, pare che ne avesse 600, furono rinchiusi in scatole di legno nei sotterranei del castello di Monale. Quelli che vedete esposti sono solo alcuni restaurati da alcuni abitanti del paese di Monale

(Valentino, Franco, Giovanni, Stefania, Claudio e Barbara).

I NUOVI LINGUAGGI

Nel corso degli anni abbiamo sperimentato un nuovo linguaggio impiegando pupazzi meccanici, che si animano premendo una parte del loro corpo. E’ così che sono nati laboratori riabilitativi in cui gli individui  possano compensare le loro disabilità, esercitando, attraverso il pupazzo, quelle funzioni che nella loro vita ordinaria  sarebbero precluse. Ad esempio, gli utenti che hanno difficoltà a parlare, possono animare una papera che emette il suo verso quando viene tirata per le penne. Coloro che presentano invece difficoltà  nella deambulazione possono utilizzare una mucca che balla.

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13 Gennaio 2020
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